Crespino

Crespino

Crespino, borgo fluviale sulla sponda sinistra del Po, a metà strada tra Rovigo e Ferrara, affonda le sue radici in una storia millenaria. Noto per il mito di Fetonte, il borgo si presenta oggi come un luogo dove antichità, arte e paesaggio si intrecciano armoniosamente.

Il territorio di Crespino fu abitato fin dall’epoca etrusca e romana, come dimostrano numerosi reperti archeologici rinvenuti nella frazione di San Cassiano. Il nome del borgo compare per la prima volta in una bolla papale del 920 d.C., e nei secoli successivi fu conteso tra le grandi potenze dell’epoca: dai marchesi di Mantova alla diocesi di Adria, dagli Estensi ai Veneziani. Il legame con la cultura ferrarese è ancora oggi evidente, così come quello con la storia religiosa, che vide la parrocchia rientrare nella giurisdizione dell’arcidiocesi di Ravenna fino al 1818.

Crespino è universalmente noto per il mito di Fetonte, figlio del dio del Sole Elios, che secondo il mito, durante la sua impresa di guidare il carro di suo padre, cadde nel fiume Eridano – l’antico nome del Po – proprio nei pressi del borgo, punito da Zeus. A questa storia leggendaria è dedicata la centrale Piazza Fetonte, che dal 1878 porta il nome del giovane mitologico, e che rappresenta ancora oggi il cuore simbolico del paese.

A dominare la piazza è la Chiesa Arcipretale dei Santi Martino e Severo, costruita nel XVIII secolo su progetto di Angelo Santini e consacrata nel 1829. L’edificio presenta una monumentale facciata barocca e un interno a tre navate, impreziosito da colonne, una cupola centrale, affreschi cinquecenteschi e importanti opere pittoriche. Tra queste spiccano la pala di Benvenuto Tisi da Garofalo, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, San Francesco e Maria Maddalena, e dipinti di Jacopo Alessandro Calvi e Ippolito Scarsella.

A Crespino si trova anche la chiesa di San Cassiano Martire, citata anche come oratorio dei Santi Ippolito e Cassiano, che nel corso dei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti, fino ad arrivare all’odierno aspetto di gusto neoclassico. A mantenere inalterata l’originale impostazione romanica è invece il campanile, posto a lato della chiesa.

Un altro luogo identitario è il Museo della Canonica, allestito in un edificio originariamente costruito nel XIII secolo come residenza estiva della famiglia Turchi. Ampliato nel corso dei secoli, divenne canonica nel Settecento. 

A pochi passi dalla piazza, il Palazzo Municipale di Crespino, ampliato nel 1878, accoglie al suo interno il Museo delle Acque, che racconta la storia della bonifica, della vita lungo il fiume, dei mestieri legati all’acqua, e della ricostruzione dopo l’alluvione del 1951, e il Museo Provinciale dei Bersaglieri, dedicato alla memoria e al patrimonio militare. L’edificio conserva anche l’Archivio Storico, con documenti dal 1805, strumenti musicali e cimeli come il cappello del garibaldino Gaetano Gardellini.

Nella frazione di Selva di Crespino, la Chiesa di San Lorenzo Diacono e Martire è un esempio di architettura neo-gotica ottocentesca. Ricostruita dal 1839  al 1847 dalla famiglia Bonacossi dopo un lungo periodo di decadenza, presenta una facciata elegante con nicchia centrale e monofore, e interni rivestiti in marmo a scacchiera.

A rappresentare il volto aristocratico del borgo è la Villa dei Principi Pio Falcò, risalente al Seicento e successivamente rimaneggiata in epoca neoclassica. La villa, con i suoi loggiati sovrapposti, saloni centrali e parco alberato, riflette l’unione tra funzione residenziale e aziendale. All’interno si trovano anche una cappella e una foresteria con richiami al Quattrocento ferrarese. Di fronte alla villa, una lapide ricorda i primi moti carbonari in Polesine, a sottolineare il ruolo di Crespino nella storia civile del territorio.

Foto di Giacomo Tognetti 

IMMAGINI DAL BORGO

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